Les Achards

La frazione degli Achards

Situata sull’antica strada che collega il Trièves al Gapençais sulla riva sinistra del Drac, la frazione degli Achards è incastonata ai piedi dell’Obiou, ai margini delle foreste demaniali che circondano il massiccio del Dévoluy. Di origine germanica e medievale, il nome Achards è abbastanza comune tra queste montagne. Questa piccola frazione di Cordéac (oggi appartenente alla comune di Châtel-en-Trièves) comprendeva tre case all’inizio del 19° secolo, ciascuna con il suo forno per il pane. Oggi rimangono due case e un forno, insieme con la fontana del villaggio, alimentata da una delle sorgenti di tipo vauclusiano che costellano questa regione (una delle più importanti di Francia, le Gillardes, si trova più a sud sul lato della montagna).
Agli Achards, pascoli e prati da fieno, boschi di faggi e aceri, pini silvestri e larici formano un mosaico animato e colorato, scandito dalle stagioni. Il terreno che circonda questa frazione è stato terrazzato per ridurre la pendenza. All’inizio del 19° secolo, il terreno ai piedi della casa era già occupato da un orto.

Una casa nel Trièves

Con le sue tegole a squame, le sue génoises, i suoi alti camini, i suoi muri massicci e le sue volte di pietra, la casa presenta un’architettura tipica dei Trièves. Come si usava nell’Alto Delfinato, essa raggruppava in origine, sotto lo stesso tetto, tutte le funzioni di abitazione e di fattoria. Questo antico casale situato a 920 metri di altitudine è stato costruito nel 1789 e ampliato a metà del secolo successivo. Quasi completamente priva di aperture a nord per proteggere i suoi abitanti dal freddo invernale, la casa si apre sulla valle del Drac a est, di fronte alla Route Napoléon e alle grandi cime delle Alpi (Taillefer, Écrins). A sud, abbraccia un circo montuoso dominato dalla Grande Tête del l’Obiou, ad un’altitudine di 2790 metri (massiccio del Dévoluy),

Il restauro

La casa era disabitata da un secolo quando i lavori di restauro sono iniziati nel 2019. La struttura del tetto, danneggiata dai tarli, poggiava in parte sulle volte, che cominciavano a deformarsi. L’edificio doveva essere ripulito e il tetto ricostruito nel suo volume originale, conservando gli elementi caratteristici dell’architettura dell’Alto Delfinato. La casa ha così ottenuto il label della Fondation du Patrimoine. I lavori sono stati condotti nel rispetto dell’ambiente favorendo l’uso di materiali naturali: pavimenti in legno massiccio di provenienza locale, finestre e imposte in legno, intonaco a calce e isolamento in fibra vegetale. Il riscaldamento è fornito da una caldaia a pellet e il sistema di depurazione è assicurato da un impianto di fitodepurazione progettato da un’azienda locale. L’acqua piovana viene raccolta in un serbatoio sotterraneo e riutilizzata per alimentare i servizi igienici e la lavatrice. Una captazione comunale situata più in alto nella montagna assicura la fornitura dell’acqua potabile.